Emergenze

Dal dizionario Sabatini Coletti: "emergente [e-mer-gèn-te] - agg. Che esce da una condizione anonima o subalterna || paesi e., quelli del Terzo Mondo liberatisi dal colonialismo e in via di sviluppo economico; s.m. e f. Chi si afferma per la prima volta in un dato ambito".

E io che pensavo fosse il participio di emergere.
Mi immaginavo un sommergibile, un U-Boot della seconda guerra mondiale, che emerge. In una di quelle spettacolari riprese tanto care al cinema d'oltreoceano.
Eccolo lì, il sottomarino emergente.  600 tonnellate d'acqua che scivolano dal suo corpo metallico celebrandone la possenza.
Un sottomarino emergente è un sottomarino all'apice del suo essere. Che esce sì dall'anonimato dell'invisibilità, ma senza che questa fosse motivo di subalternità, anzi, era proprio essa a porlo al di sopra dei poveri scafi sempremersi che ha potuto silurare in tutta tranquillità.

Poi sono arrivati gli artisti "emergenti". Scrittori, musicisti, attori, filmmakers. L'epiteto "emergente", in loro compagnia, si trasfigura dal suddetto participio all'aggettivo di cui parla il dizionario. Un aggettivo che implica, appunto, la subalternità, anzi, l'anonimato che è il nemico ultimo e imprevedibile dell'artista moderno. Un artista che annaspa in un torbido mare di concorrenti, tutti pronti ad "emergere" a mutuo discapito.
E si configura così una nuova immagine, più statica, anzi, in equilibrio dinamico. In cui nel brulicare di artisti o sedicenti tali ogni tanto qualcuno sembra essere più emergente degli altri, lo si vede spuntare riempiendosi i polmoni appena al di sopra del pelo del magma, puntare i piedi sulla testa del vicino e tentare il salto.

Mentre, accanto a lui, un altro sta sprofondando.


C'è chi ne ha fatto un business - lanciare l'esca, aspettare che qualcuno abbocchi, prenderlo su un attimo, giusto il tempo di farsi pagare per il servizio, e ributtarlo a mare. (Che dico, non è un business - è uno sport!).
La lenza è più o meno sempre la stessa: il "concorso per artisti emergenti".
L'esca è la promessa dell'emersione, della pubblicazione dell'opera, della distribuzione, del successo.

Per qualche motivo, dai concorsi per artisti emergenti non è emerso praticamente nessuno, almeno che io sappia. Sarà un caso?

Think about it, son.

Mille e non più mille

Avvertenza: si tratta di un argomento di gravità inaudita.

Se amate la lettura e divorate libri con piacere e avidità, questo post potrebbe davvero rovinarvi la settimana. Se, al contrario, non vi spingete oltre le targhette dei citofoni e gli ingredienti dello shampoo restano per voi le letture più frequenti in bagno, allora state pure tranquilli: del problema che solleverò a breve non ve ne importerà una beneamata fava.

Decidete ora. Perché introdurrò la faccenda nel prossimo capoverso e non ci metterò molto ad arrivare al punto.

Dunque: un buon lettore, in buona approssimazione, non leggerà mai più di mille libri in vita sua.
Ve l'ho detto che ci avrei messo poco.

Un controllo rapido, dite? Per carità, comprensibile. Diciamo che tra studio, lavoro, sesso, code in posta, code in auto, codeina, pasti e coffee breaks, uno arriva a leggere, se va molto spedito e molto convinto, non più di cinque libri al mese. E mi sento di essere generoso.
Vale a dire, 5 x 12 = 60 libri all'anno. Che in buona approssimazione diventano 50. Cifra più tonda e ragionevole, siamo onesti. Con la crisi e l'invecchiamento della popolazione si lavorerà così tanto che ci sarà a mala pena spazio per il sesso, per altro probabilmente consumato negli ultimi lassi di tempo libero: in coda agli sportelli pubblici.

Ora, per quanto tempo ancora volete vivere? Se potete, rispondete in termini di anni, così diventa facile moltiplicare per 50 il numero che dichiarate e calcolare il numero di libri che potrete ancora leggere.
Io mi concedo altri ottanta anni e, di conseguenza, altri 4000 libri. Sono fermamente convinto che riuscirò a tenere il ritmo di 4 ~ 5 libri al mese anche dopo aver passato i cento, ma questo punto non lo voglio approfondire.

Tengo a precisare che quelli di voi che hanno già colto il nocciolo della questione e hanno smesso di leggere questo post per affogare il dolore con una maxi scatola di Ferrero Rocher godono di tutta la mia comprensione. L'ho fatto anch'io, prima di scrivere sul blog. Ora la tastiera del mio computer giace sotto uno strato appiccicoso di cioccolato, nocciole e lacrime.
Tutti gli altri spavaldi sono, molto probabilmente, solo disinformati.

Pare proprio che google abbia contato i libri esistenti, in vista di una digitalizzazione massiccia. Fatti loro, niente da dire, è solo che, contanto e ricontando, pare siano arrivati a circa centotrenta milioni di libri.

Qua c'è l'articoletto.

I dati sono questi. Ora io non voglio farla molto lunga ma provate a seguirmi un attimo in questo rapido conticino:

4.000 (parlo per me) ÷ 130.000.000 ≈ 0,00003077

che significa grossomodo lo 0,003 % dei libri conosciuti e leggibili secondo google, gente piuttosto in gamba di cui mi fido. Qua ci stanno cinque ordini di grandezza che ballano.

Concludo il mio lamento con una domanda:

Come comportarsi di fronte a questi numeri? Come scegliere la prossima lettura in totale serenità?

Non possiamo certo sprecare il nostro misero 0,003 % di pensiero umano accessibile.
E, dal momento che l'editoria tende a soddisfare l'intera domanda, e che i gusti delle persone sono molto diversi tra loro, è evidente quanto possa diventare difficile scegliere i mille libri migliori per sé. Non so voi, ma io ammetto di aver già sprecato un bel po' tentativi. Ne restano comunque ancora tantissimi, in senso assoluto, è chiaro. È solo quando mi metto a confrontare gli ordini di grandezza che cerco una scatola di cioccolatini a portata di mano.

Senza contare il fatto che, in un mare di 130 milioni di libri stampati per soddisfare più gente possibile, la probabilità di imbattersi in una vera e propria, emerita, stronzata diventi praticamente una certezza.